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Digital farming: la nuova età dell’agricoltura

“Benvenuti nell’era del Digital Farming. Accomodatevi in poltrona e coltivate dallo smartphone”.

Niente film, è la realtà. Stiamo assistendo a una vera e propria rivoluzione verde nel modo di condurre e pensare all’agricoltura: più produttivo, più efficiente, più sostenibile per l’ambiente.

Il legame con la terra resta integro. Quel che cambia è il supporto alle decisioni nella quotidianità che diventano più razionali e mirate alle reali necessità in campo.

Nell’arco di un ventennio da agricoltura tradizionale, si è passati a un’agricoltura di precisione e oggi al Digital Farming.

L’agricoltura 4.0 o digitale si è sviluppata grazie allo slancio tecnologico che si sta compiendo nel settore.
L’avvento della tecnologia IoT (Internet of Things) è stata fondamentale. L’IoT a sua volta è nato dalla messa a punto di sensori in grado di misurare, in tempo reale, condizioni particolari come quelle fisiologiche della pianta o quelle climatiche.
I sensori hanno ben presto adottato la tecnologia di trasmissione wireless consentendo una notevole flessibilità di applicazione.
Interconnettendo più sensori wireless tra loro e – nel caso – collegandoli ad attuatori, cioé dispositivi in grado di compiere un’azione quando serve senza intervento manuale, sono stati creati sistemi WSAN (Wireless Sensors and Actuator Network).
Questi sistemi sono intelligenti: rilevano – calcolano – agiscono – allertano in modo automatico…. e sono il cuore dell’IoT (Internet of Things).

Un sistema come SAVE GRAPE per la viticoltura ne è un esempio avanzato per funzioni (oltre a rilevare, rielabora le informazioni sulla base di modelli predittivi), trasmissione dati e possibilità di controllare comodamente da remoto, tramite un dispositivo connesso a internet (pc, tablet, smartphone), condizioni climatiche in campo, valori idrici, stato della coltura etc. Conoscere in qualsiasi momento cosa sta succedendo alla coltivazione senza essere sul posto, consente di programmare gli interventi con efficienza.

SAVE GRAPE – sensori wireless in campo

In agricoltura, l’applicazione dell’IoT (Internet of Things) è una delle spinte alla trasformazione dell’agricoltura in Digital Farming.

Come illustrato dal Cema (the voice of the European Agricultural Machinery Industry) lo scorso ottobre a Bruxelles nell’ambito del Summit intitolato “Farming 4.0 – moving towards connected&sustainable agriculture in Europe”, il Digital Farming implica:

– farm management system in real time

– added-value services

– automation capabilities

– improve Agri processes & food value-chain (data platforms).

Le opportunità tecnologiche ci sono, ora è necessario coglierle. L’Unione Europea si impegnerà con un nuovo programma di fondi (probabilmente attraverso i Pac) da erogare agli agricoltori per supportare l’adozione di strumenti digitali. Inoltre, l’UE si impegna a sostenere la diffusione della banda larga per portare la connettività in tutte le aree rurali, oggi penalizzate rispetto alle città.

Sì perché questa è la strada.

Al di là dei vantaggi per il singolo agricoltore (risparmio sui costi, meno sprechi, produzione più sana, rese maggiori), esistono ragioni che riguardano il benessere di tutti.

  • Con l’aumento esponenziale della popolazione globale, il fabbisogno alimentare crescerà proporzionalmente. Questa senso di urgenza è diffuso tanto che, secondo un recende sondaggio del Financial Times, tra le cinquanta idee che possono cambiare il mondo è  annoverata anche l’agricoltura di precisione;
  • i cambiamenti climatici impongono una riorganizzazione dell’uso di risorse come acqua e suolo (sensori wireless specifici sono utili a questo scopo);
  • la tutela dell’ambiente è diventata prioritaria per il benessere generale e questo implica un utilizzo ottimale di pesticidi e fertilizzanti, mirato al reale bisogno della coltivazione e non sulla base di una normale calendarizzazione (è il caso di sistemi di supporto alle decisioni come SAVE GRAPE).

Oggi, oltre alle istituzioni, grandi imprese credono nella nuova agricoltura e investono. L’ultimo è Jeff Bezos di Amazon. All’inizio di novembre è uscita la notizia che Bezos sta finanziando una società dedita alla progettazione di grandi serre verticali (vertical farms).

Le Vertical Farms sono una risposta ai bisogni di approvvigionamento alimentare delle città. Sono progettate nelle vicinanze di grandi centri abitati per rifornirli di cibo, riducendo distanze e tempi di trasporto, con conseguente risparmio di traffico su strada ed emissioni di gas di scarico. La gestione si basa sull’utilizzo di sensori wireless che controllano le operazioni dall’irrigazione alla somministrazione di sostanze nutritive (soprattutto se si tratta di serre con coltivazione fuori suolo idroponiche, aeroponiche, acquaponiche).

In un mondo che sta cambiando ci sono comunque resistenze da parte delle imprese agricole. I motivi:

  • la scarsa conoscenza di quel che offre la tecnologia del Digital Farming (necessità di informare e divulgare);
  • la diffidenza sul ritorno economico dell’investimento;
  • la gestione dei dati (l’Europa programma di adeguare le leggi e consentire il trasferimento di informazioni da una piattaforma all’altra, nella massima trasparenza, attraverso la standardizzazione dei dati).

I risultati di chi adotta la tecnologia IoT (Internet of Things) e i suoi sensori wireless sono positivi: in Australia, per esempio, i dati mostrano che dal digital farming ci si può aspettare un aumento del valore del 30% con un + 24,6 miliardi del prodotto interno lordo nazionale. Nel 2016/2017 la produzione conterà una produzione record per 60 miliardi di dollari, mentre nel 2030, si stima un aumento a 100 miliardi.

Ogni impresa agricola può fare la differenza con l’IoT, anche la più piccola: ecco un esempio italiano.





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