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Vendemmia 2017: come sarà e perché.

Le previsioni di ISMEA / Unione Vini Italiani per i risultati vendemmiali 2017 – 2018 parlano chiaro: la produzione media nazionale di uva dovrebbe subire un calo del 26% con perdite massime in Sicilia, Sardegna e Umbria del 35%. Il condizionale è d’obbligo in quanto per calcolare i reali importi sarà necessario aspettare almeno la fine di settembre, quando tutte le aziende vitivinicole avranno ultimato la raccolta.

Il quadro climatico

Le condizioni meteo avverse hanno vessato l’intera penisola con danni diversi e più o meno accentuati anche in aree contigue (microclima e gestione del viticoltore hanno, in alcuni casi, fatto la differenza).

A un inverno mite e generalmente molto secco, si è succeduta una primavera caratterizzata da un periodo freddo che ha portato con sé gelate notturne e grandinate.

L’estate è stata siccitosa e caldissima. Anche al Nord si sono registrate temperature sui 40°C e nella regione Lazio, si sono susseguiti circa 60 giorni a più 30°C. Non sono mancate altre forti grandinate.

Conseguenze

Le conseguenze di questo clima anomalo sono state generalmente:

  • accelerazione delle fasi fenologiche. In Sicilia e Sardegna la vendemmia è iniziata verso il 20 luglio, una ventina di giorni prima rispetto gli anni precedenti. Stessa sorte in Piemonte, dove il germogliamento è iniziato in anticipo di una decina di giorni, così come fioritura e allegagione, mentre l’inviatura è stata ancora più rapida: in alcune aree la vendemmia è iniziata trenta giorni prima;
  • danni alle uve in fase di maturazione avanzata a causa delle grandinate estive (ad esempio in Franciacorta o Liguria) o delle gelate primaverili (provincia di Vicenza, Toscana, Emilia Romagna, Puglia);
  • scombussolamento del calendario di conferimento delle uve in cantina e necessaria riorganizzazione dell’azienda;
  • meno grappoli con meno acini (in particolare nel Friuli)
  • mancato sviluppo degli aromi per carenza di escursioni termiche tra giorno e notte;
  • uve bianche con acidità inferiore;
  • uve rosse carenti di antociani e quindi con colorazione meno intensa della bacca.

Ma anche:

  • uva più sana, grazie a un clima secco non favorevole all’insorgere di fitopatie. Oidio è stata la malattia fungina più registrata (in Val d’Aosta gli attacchi sono stati superiori alla norma);
  • meno fitopatologie, meno trattamenti fitosanitari e pesticidi;
  • qualità rimarchevole grazie al contenuto grado zuccherino superiore alla media (in Liguria, 3 – 5 gradi in più rispetto all’anno scorso).

Cosa ha fatto la differenza

Secondo l’analisi Ismea/UIV, diversi fattori hanno contribuito a influenzare la produttività anche in aree vicine.

  • Microclima
    E’ determinato, tra l’altro, dall’esposizione del vigneto e dalla sua ubicazione altimetrica. In Sicilia, per esempio, i vigneti nella zona etnea hanno beneficiato di temperature meno elevate. Così anche in Veneto. In Trentino Alto Adige, invece, le tradizionali escursioni termiche fanno ben sperare circa lo sviluppo di polifenoli e aromi nelle uve rosse. In Abruzzo, le nevicate tardive hanno consentito di contenere i disastri della siccità.
  • Conduzione del viticoltore
    I viticoltori che hanno gestito in modo mirato la chioma, hanno evitato che il grappolo fosse bruciato dal sole. L’adozione di impianti a goccia ha consentito di intervenire con irrigazioni di soccorso.
  • Disponibilità di risorse idriche aggiuntive
    Le aree con invasi hanno sopportato meglio la siccità. Sicilia, Toscana e le zone collinari marchigiane hanno risentito della mancanza di approvvigionamento idrico. Da qui, la necessità di ripensare alle infrastrutture a sostegno dell’agricoltura.




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